Urbisaglia

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Urbisaglia

Urbisaglia città che sorge nella valle del Fiastrella fu di enorme importanza nel periodo Piceno e soprattutto Romano, lo testimoniano le numerose rovine presenti nel parco archeologico e i continui ritrovamenti fatti negli scavi a cui periodicamente il territorio è sottoposto.
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Da visitare come si diceva il parco archeologico della romanica Urbs Salvia, risalente al periodo Flavio, qui sono visibili il teatro romano, il tempio dedicato alla dea Salus Augusta con i suoi affreschi, il grande anfiteatro che non lasciano dubbi sulla grandezza e l'importanza di questa città in quel periodo. Il materiale archeologico recuperato dal sito di Urbs Salvia, compresa la rilevantissima documentazione epigrafica, è attualmente conservata al Museo Nazionale di Ancona, nel Palazzo Municipale di Urbisaglia, e nella collezione Bandini presso la vicina Abbazia di Fiastra.

Il parco archeologico

Si estende per circa 40 ettari ed è il più spettacolare e rilevante delle Marche. Attraverso un comodo tracciato di circa un chilometro, si scende dal Colle di San Biagio - su cui sorge il centro storico medievale del paese attuale - fino a raggiungere il fondovalle pianeggiante. Il percorso consente così di cogliere nella sua interezza la struttura della città romana, organizzata su un susseguirsi di terrazzamenti artificiali, che davano una caratteristica impronta di tipo "ellenistico" all'impianto urbano.

Sono visitabili, nell'ordine, il Serbatoio dell'acquedotto romano, il Teatro, l'Edificio a nicchioni, il complesso Tempio-Criptoportico dedicato alla Salus Augusta e l'Anfiteatro.

Cisterna dell'acquedotto, Urbs Salvia

Urbisaglia acquedotto romano

Il Serbatoio

Sulla sommità del Colle di San Biagio, nel punto più elevato della città antica, è collocato il serbatoio, che serviva a raccogliere e far decantare l'acqua proveniente dall'acquedotto prima che questa defluisse lungo il sistema di distribuzione della città. Il serbatoio, al quale si accede tramite uno stretto corridoio, è formato da due gallerie comunicanti, rivestite di cocciopesto idraulico, della capacità di 1000 m3.
Sono ancora visibili le bocchette di immissione e di erogazione dell'acqua, nonché i pozzetti di ispezione (lumina), utilizzati per il controllo del livello e della qualità dell'acqua e per il ricambio d'aria.

Teatro romano di Urbs Salvia

Urbisaglia teatro romano

Situato in posizione dominante su uno dei terrazzamenti più elevati, il teatro è una delle emergenze archeologiche più monumentali: è infatti uno dei più grandi d'Italia e l'unico che conservi consistenti tracce di intonaco dipinto. Fatto costruire negli anni precedenti il 23 d.C. da Gaio Fufio Gemino, è addossato al pendio collinare secondo modalità costruttive di derivazione greca. Fu realizzato in opera laterizia con nucleo cementizio, e subì dissesti già in epoca antica a causa di movimenti franosi.

Il corridoio anulare che circonda la cavea era utilizzato dagli spettatori per distribuirsi nei tre ordini di gradinate, ma aveva anche lo scopo di reggere la spinta esercitata dalla collina retrostante e di drenare le infiltrazioni d'acqua. Alla sommità delle gradinate, ripartite in sei cunei, è stata identificata la pianta di un tempietto che sovrastava il teatro.
La scena del teatro, della quale rimangono le fondazioni, presenta al centro l'esedra semicircolare con la Porta regia (cioè l’entrata in scena riservata agli attori protagonisti) e le Portae hospitales ai lati; si notano inoltre le complesse canalizzazioni e gli alloggiamenti per i macchinari di servizio. L'ampio terrazzo retrostante il palcoscenico, sostenuto su tre lati da un poderoso muraglione, ospitava un ampio porticato quadrangolare, la cosiddetta Porticus post scaenam, di cui scavi recenti, ora coperti, hanno rimesso in luce i plinti delle colonne in laterizio.
Durante le campagne di scavo, avviate già nel XVIII secolo, al teatro furono rinvenute, tra l'altro, una testa di Apollo e due statue acefale conservate presso il museo archeologico statale di Urbisaglia.

L'Edificio a nicchioni

L'Edificio a nicchioni, situato tra il sovrastante pianoro del Teatro ed il Foro, è una struttura di contenimento che fungeva da scenografico raccordo dei vari livelli della città.
L'edificio è formato da un muro con sei ampie nicchie aventi funzione di controspinta al terreno retrostante, ed era nascosto alla vista dalla presenza di un criptoportico - forse costituito da tre gallerie su due navate, due delle quali ancora visibili e decorate da affreschi parietali oggi scarsamente leggibili - che abbracciava la piazza antistante, terrazzata ad Est e affacciata verso il Foro.

Resti romani di quest’area sono stati adoperati in epoca moderna per la costruzione delle vicine case coloniche, oggi utilizzate dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche e dall'Università di Macerata come laboratorio e magazzini degli scavi tuttora in corso.
Da notare il forno a legna, tipico accessorio degli edifici rurali della prima metà del XX secolo, costruito nei pressi del muro a nicchioni.

Il complesso Tempio-Criptoportico della Salus Augusta

Urbisaglia tempio dea Salus Augusta

Urbisaglia affresco nel Tempio Criptoportico

Situato all'interno di un temenos, il complesso Tempio-Criptoportico dedicato alla Salus Augusta si apriva sulla Via Salaria Gallica, che costituiva il cardo maximus della città, e prospettava con grande effetto scenografico sull'area forense.

el Tempio, prostilo esastilo, si conservano attualmente solo parte del podio e tracce dei muri divisori interni: queste mostrano la sua suddivisione in pronao e cella, dotata di una parete di fondo semicircolare in cui probabilmente era ospitato il simulacro della divinità. Al Tempio si accedeva grazie a due scalinate simmetriche laterali che conducevano ad una piattaforma, dalla quale un'ulteriore scalinata centrale conduceva direttamente al pronao.

Il Criptoportico è una struttura semisotterranea, formata da quattro gallerie (tre di esse divise in due navate da pilastri centrali, la quarta avente funzione di corridoio di accesso) che circondano il Tempio. Le gallerie erano completamente decorate da affreschi, ancora leggibili, soprattutto nel braccio meridionale. Si tratta di decorazioni riferibili al III stile pompeiano, divise in tre fasce orizzontali: lo zoccolo imita una base marmorea ed è dotato di piccoli riquadri contenenti maschere delle Gorgoni; la fascia centrale è occupata da una serie di pannelli raffiguranti trofei militari, nei quali si distinguono ancora oggi elmi, scudi, lance, ecc.; la fascia superiore, conservata solo in parte, presenta scene di caccia e raffigurazioni naturalistiche con animali esotici, nonché maschere lunari. I motivi iconografici scelti fanno riferimento alla propaganda augustea ed imperiale.

Le Mura

Le mura di Urbs Salvia sono tra gli esempi di fortificazioni meglio conservati delle Marche. Realizzata più per volontà di autorappresentazione e autoaffermazione della comunità che per reali esigenze di difesa, la cinta muraria si estende per circa 2500 metri, delimitando un'area di circa 40 ettari; di essa si conservano quasi integralmente il lato nord e in gran parte quelli sud e est, mentre quello ovest è andato perduto. La cortina, in opera cementizia con paramento in laterizio, è scandita da torri di guardia a pianta poligonale.

Due delle quattro porte che si aprivano lungo il percorso delle mura sono conservate: la Porta Nord (in corrispondenza della Via Salaria Gallica), detta anche porta a mesopirgo per via dello spiazzo trapezoidale antistante, e la porta orientale (in corrispondenza della strada che conduceva a Firmum), detta anche Porta Gemina poiché caratterizzata da due fornici. Della Porta Gemina sono oggi visibili i resti, inglobati in una casa colonica del XIX secolo.

Monumenti funerari a torre

A pochi metri fuori dalla Porta Nord sono visibili due monumenti funerari a torre, di cui rimane solo il nucleo cementizio interno. Originariamente questi monumenti, utilizzati per il rito dell'incinerazione (contenevano infatti l'urna sacra con le ceneri del defunto ), erano ricoperti di lastre di calcare bianco ed erano dotati di un'epigrafe commemorativa del defunto.

Anfiteatro romano di Urbs Salvia

Urbisaglia anfiteatro romano

Fonte Wikipedia

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