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I
Vini
Vernaccia di Serrapetrona
La zona interessata alla produzione di questo vino spumante D.O.C. è
limitata ad una ristretta area con al centro il comune si Serrapetrona, in
provincia di Macerata, che dà il nome alla Vernaccia.
Rientrano nella zona di produzione anche i contermini comuni di Belforte
del Chienti e di San Severino Marche.
Lacrima di Morro d'Alba
D.O.C.Viene prodotto in un ristretto comprensorio a Nord del fiume Esino,
nella collina media e litoranea della provincia di Ancona.Comprende il
territorio di Comuni con al centro Morro d'Alba che dà il nome al vino.
Rosso Conero
DOC nel 1967, il Rosso Conero prevede l'uso prevalente di uva
Montepulciano su quella Sangiovese.
Da questo primato del Montepulciano derivano le caratteristiche del
prodotto: un colore rubino carico, un intenso profumo vinoso, pieno,
fruttato e l'inconfondibile sapore riccco di corpo, asciutto, determinato
e insieme vellutato e armonico.
Verdicchio di Matelica
D.O.C. prodotto in 8 comuni, a cavallo tra le province di Macerata e
Ancona. Lo sposalizio d'elezione di questo vino è con i piatti di
pesce della cucina marchigiana. E' un vino che va bevuto giovane, e
invecchiato per la tipologia "Riserva".
Quattro le tipologie previste: Verdicchio di Matelica, "Spumante",
"Riserva", "Passito".
Verdicchio dei Castelli di Jesi
L'uva Verdicchio è autoctona delle Marche centrali: non ci sono altre
regioni dove crescano viti uguali o sorelle. Oltre ai tradizionali
"Castelli di Jesi" e "Classico" e anche "Spumante", nel disciplinare del
'95 sono stati introdotti: il "Riserva", il "Classico Riserva", il
"Classico Superiore", il "Passito".
Interessa la maggior parte del territorio collinare della provincia di
Ancona con fulcro nei castelli di Jesi, estendendosi fino alle valli del
Misa e del Nevola, includendo parte dei comuni di Ostra e Senigallia.
La denominazione di "Classico" viene riservata al Verdicchio prodotto
nella zona originaria più antica, quella bagnata dal fiume Esino.
Falerio dei Colli Ascolani
D.O.C. Del Falerio è assai importante, secondo gli enologi, l'equilibrio.
Qualcuno lo definisce una via di mezzo tra Verdicchio e Bianchello,
ovviamente sul piano delle qualità organolettiche.
Il disciplinare attribuisce al Trebbiano (in misura rilevante) la forza di
questo vino, chiamando altri importanti vitigni (Pecorino, Passerina,
Malvasia Toscana, Verdicchio, Pinot Bianco) a concorrere per una quota più
modesta. La zona di produzione è compresa nel territorio collinare della
provincia di Ascoli, con esclusione della fascia alto collinare, montana e
dei fondo valle.
Questa zona lambisce la provincia di Macerata fino a raggiungere il mare.
Bianchello del Metauro
D.O.C. Oggi il Bianchello viene anche servito come aperitivo.
Interessa il bacino imbrifero del fiume Metauro in provincia di
Pesaro-Urbino. Le pendici esposte a sud-ovest nelle medie e basse colline
che che dai contrafforti appenninici digradano la mare sono le più vocate
alla coltivazione di questo vitigno.
In totale sono compresi nella zona DOC 18 comuni.
Rosso Piceno
D.O.C. Il Rosso Piceno va dal Cesano al Tronto ed è solo dopo aver
attraversato il 43° grado di latitudine, che si trasforma in "Superiore".
Il vino presenta un carattere ben definito anche se sono riscontrabili
diversità strutturali imputabili alla estensione del territorio in senso
latitudinale e per situazioni pedoclimatiche diverse.
Vino Cotto
La sua
produzione è antichissima (ne parla già Plinio nel 70 d. C.)
La tecnica di vinificazione è altrettanto antica ed è rimasta
sostanzialmente invariata.
Nelle Marche la sua produzione e il suo consumo sono ormai ampiamente
diffusi, ma il paese che ha acquistato fama per la qualità di tale liquore
è Loro Piceno. Lo conferma anche il fatto che nei palazzi nobiliari e
padronali, che fiancheggiano le caratteristiche vie del paese, si è
sviluppata una interessante architettura in funzione della pigiatura
dell'uva e della bollitura del mosto nelle voluminose caldaie di rame in
una struttura in muratura alla cui base vi è lo spazio necessario per la
legna da ardere.
Nonostante il successo fra enologi e degustatori, l'articolo 2 del C.P.R.
del 12 febbraio 1985 ne vietava la commercializzazione, non considerandolo
propriamente un vino. Tuttavia, dopo una battaglia durata anni, iniziata
nel 1973 con l'interrogazione al Governo presentata dall'On. ascolano
Renato Tozzi-Condivi, il vino cotto di Loro Piceno ha ottenuto finalmente
il riconoscimento che meritava: con decreto ministeriale del 18 luglio
2000 è stato inserito nell'elenco nazionale dei prodotti tradizionali. Ciò
significa che può continuare ad essere non solo prodotto, ma anche
commercializzato.
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